I manoscritti vaticani in formato digitale

Biblioteca apostolica vaticana, mappa di Pirro di Noha del 1410

Nei prossimi giorni verrà avviata un’importantissima opera di digitalizzazione che riguarderà gli 80.000 manoscritti conservati nella Biblioteca apostolica vaticana. Questo significherà che presto, probabilmente già nel corso del 2013, opere come il Virgilo Vaticano saranno disponibili sul sito della Biblioteca. Il progetto, scaturito da un accordo fra il Vaticano, EMC Corporation e Dedanext, pare che abbia come principale obiettivo la conservazione dei manoscritti più che la loro fruibilità. Perciò ogni pagina verrà acquisita digitalmente ad altissima risoluzione e archiviata nel formato open standard FITS (Flexible Image Transport System), che garantisce la massima riproducibilità, ed è stato chiaramente previsto anche un piano di disaster recovery, in maniera che tutta la bellezza contenuta in essi superi la prova del tempo

Non so se si conserveranno più le riproduzioni digitali o i manoscritti originali, però aspetto con trepidazione il momento in cui potrò sfogliarli, e goderne, dalla mia scrivania.

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La Kraus Map Collection

particolare di una mappa del cartografo Marco Antonio Barateri del 1638, conservata presso Harry Ransom Center, Università del Texas, Austin.

La Kraus map collection – conservata presso l’Harry Ransom Center di Austin nel Texas e disponibile in formato digitale sul web – comprende le mappe, i mappamondi e i manoscritti raccolti, durante la sua attività, dall’antiquario newyorkese Hans P. Kraus.

Fra i 70 pezzi della collezione ci sono una cartina di Milano (La gran città di Milano) del 1638, riprodotta qui a fianco, una mappa di Venezia dell’inizio del ‘500 e i mappamondi, terrestri e celesti, di Coronelli e Mercatore, oltre alla corrispondenza manoscritta del cartografo fiammingo Abraham Ortelius.

Sosteniamo la Dichiarazione dei Diritti sugli Archivi

Sul sito dell’ICA, qui, è possibile firmare a sostegno del Dichiarazione dei Diritti sugli Archivi (UDA). La Dichiarazione, approvata all’unanimità dall’assemblea generale dell’ICA, il 17 settembre 2010, vuole rimarcare il ruolo degli archivi come memoria storica unica e irripetibile, oltre che evidenziarne la necessità per la trasparenza e l’efficienza amministrativa e per proteggere i diritti dei cittadini.

Archivistes sans frontières

Nel 1988, un gruppo di archivisti catalani, fondò l’ASF-Archivisti senza frontiere, un’organizzazione non governativa che si assunse l’onere di intervenire ovunque nel mondo guerre civili e catastrofi naturali minacciassero il patrimonio archivistico di una nazione, per far prendere coscienza, soprattutto nei paesi in fase di transizione politica, quanto una corretta conservazione della documentazione sia necessaria per garantire i diritti dei cittadini.

L’ASF è una ong mondiale di volontariato e nel 2009, nel corso di un’assemblea generale tenutasi a Montevideo, si è data uno statuto interno. La sede dell’ASF è a Barcellona e il presidente attualmente in carica è Ramon Alberch.

Fra gli interventi dei volontari dell’ASF, uno dei più interessanti è senz’altro quello che riguarda la documentazione della Compagnie du chemin de fer franco-éthiopien  fra Addis Abeba e Djibouti – nata per iniziativa dell’imperatore Ménélik II nel 1907 – raccontato anche qui, oltre che nel sito istituzionale.

Adesso potrei concludere ironizzando sulla necessità di un intervento dell’ASF in tanti archivi italiani, ma sarebbe troppo semplice e scontato anche per me; inoltre, mi sembrerebbe di sminuire il lavoro eccellente di questi volontari. Allora non lo farò, o meglio non lo farò con ironia. Ma quando si parla  di archivi e di documentazione a rischio, io non riesco a non pensare alla situazione degli istituti di conservazione italiani e agli Archivi di Stato in particolare. Dove ormai da tempo mancano, o forse vengono mal gestite, risorse umane e finanziarie. I servizi al pubblico vengono inesorabilmente limitati per numero e qualità, l’attività scientifica è praticamente ferma da anni e non parliamo nemmeno della possibilità che gli Archivi di Stato possano riconvertirsi nel futuro per andare incontro alle nuove necessità tecnologiche.

Eppure, sarebbe meraviglioso poter solo ipotizzare che gli Archivi di Stato, in un futuro prossimo, possano svolgere la funzione di trusted repository per gli archivi di persona, come dice Simone Vettore qui, per poi aggiungere subito:

peccato che tutto ciò presupponga un salto tecnologico, e soprattutto culturale, che allo stato attuale delle cose è pura utopia…

xDams open source

Da ieri è disponibile la versione open source della piattaforma per la descrizione archivistica xDams nella versione 1.0.0, scaricabile dal sito xDams.org

CAD e Agenda Digitale secondo Andrea Lisi

Qui potete leggere una bella riflessione di Andrea Lisi sul sistema adottato dal Governo per legiferare in materia di IT e digitalizzazione e sui danni che ne conseguono.

Mi viene quasi da pensare che si voglia sacrificare la certezza del diritto per millantare dinamismo in un ambito così in voga come questo, ma un paese civile potrebbe calpestare così i principi costitutivi della sua giurisprudenza per un presunto ritorno d’immagine?

Non sarebbe saggio, anche perchè ad un certo punto ci ritroveremmo tutti a fare i conti con un sistema così scellerato da permettere ai social network d’interferire nella prassi legislativa.

Archimista 1.1.0

Archimista si aggiorna. E’ disponibile il primo aggiornamento di Archimista, scaricabile qui, qui sono spiegati in dettaglio i miglioramenti e su Frammenti semantici c’è un’ottima recensione della nuova versione.