Sono nella sala studio di un Archivio di Stato, uno piccolo e meridionale. La ricerca storica, ormai, non è più cool, e qui lo capisci bene. L’affluenza è in picchiata e le facce sono sempre le stesse, facce da sala studio appunto. L’età media è quella della pensione, si vede che la storia ha bisogno di serenità e saggezza e di tanta dedizione. Eppure l’Università è qui a due passi, appena girato l’angolo, strano che per quanto periferico questo archivio non possa offrire più niente all’accademia. Oggi c’è anche il mio studioso preferito, ex funzionario di un ente pubblico, che colora le sue giornate leggendo i Notai. Preciso, serio, affidabile e appassionato. Poi ci sono gli altri, quelli che una volta abbandonata la vita lavorativa attiva decidono di lasciare traccia del loro passaggio sulla terra scrivendo, e pubblicando soprattutto – perchè un ente pubblico che finanzi una pubblicazione che magnifica la storia del suo operato lo si trova sempre – libri di storia del territorio. In genere sono opere piene di ingenuità e inesattezze, che non sopravvivono al loro autore, per fortuna.
Poi ci sono io, da oggi collaboro ad una mostra su Zanardelli e la legge speciale per la Basilicata. Veramente la lettera d’incarico ancora non c’è e la voce di spesa che mi riguarda non è ancora stata quantificata, però mi sembra una bellissima avventura.
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